Le nostre abitudini contano più di quanto pensiamo.

Di Skye McKenzie

«Siamo ciò che facciamo ripetutamente. L'eccellenza, quindi, non è un atto, ma un'abitudine». Questa intramontabile intuizione di Aristotele ci ricorda che le nostre azioni quotidiane plasmano la qualità della nostra vita. Molto prima che la scienza moderna comprendesse il potere delle nostre abitudini, Buddha parlava di «energie dell'abitudine» – schemi che si formano nella prima infanzia e che guidano silenziosamente i nostri pensieri, i nostri comportamenti e, in definitiva, il nostro futuro.

Thich Nhat Hanh ha illustrato questo concetto in modo mirabile con una storia. Un uomo sta cavalcando a briglia sciolta e qualcuno gli grida: "Dove stai andando?". "Non lo so", risponde lui. "Chiedilo al cavallo!". In molti modi, viviamo come quel cavaliere: ci affrettiamo attraverso la vita, guidati inconsciamente da abitudini radicate piuttosto che da scelte consapevoli.

Ma cosa succederebbe se potessimo addestrare il cavallo: le nostre abitudini e i nostri impulsi? Cosa succederebbe se le nostre abitudini ci conducessero costantemente verso un maggiore benessere, appagamento e felicità?

La felicità non è un privilegio riservato a pochi, né dipende da circostanze perfette. È un'abilità, che si può apprendere, praticare e affinare nel tempo, proprio come imparare a dipingere o a praticare uno sport. Le neuroscienze confermano ora ciò che l'antica saggezza suggeriva da tempo: possiamo allenare il nostro cervello ad adottare percorsi neurali nuovi e più sani.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che entro il 2030 la depressione sarà la principale causa di morbilità a livello globale. Sebbene l'accesso al supporto per la salute mentale sia fondamentale, dobbiamo affrontare anche un problema più profondo: a molte persone non è stato insegnato come coltivare attivamente la propria felicità.

La ricerca scientifica dimostra che ognuno di noi ha un "livello di felicità ottimale", simile a un termostato. Solo il 10% del nostro livello di felicità ottimale è determinato dalle circostanze, ovvero da quegli obiettivi che spesso inseguiamo nella convinzione che "sarò felice quando...". Sarò felice quando avrò quel nuovo lavoro, quella nuova casa o quella relazione. Il 40% del nostro livello di felicità ottimale è determinato dalle nostre abitudini e, quando cambiamo le nostre abitudini, iniziamo a cambiare le nostre esperienze di vita. Ciò significa che il 50% della nostra felicità è sotto il nostro controllo. Il 50% del nostro livello di felicità ottimale è influenzato dalla genetica e, grazie allo studio dell'epigenetica, comprendiamo che le nostre esperienze influenzano l'espressione dei nostri geni. Ecco perché è importante coltivare abitudini che portino alla felicità.

Una delle abitudini più trasformative è passare da una mentalità incentrata sul problema a una incentrata sulla soluzione. È facile cadere in circoli viziosi di incolpare e lamentarsi, ma questo ci tiene bloccati. Invece, quando scegliamo di assumerci la responsabilità – non di tutto ciò che ci accade, ma di come reagiamo – la nostra visione della vita cambia radicalmente.

Come recita la locuzione latina “Solvitur Ambulando”, “Si risolve camminando”. In altre parole, le soluzioni emergono attraverso l’azione. 

In definitiva, le abitudini che favoriscono la felicità non significano negare le sfide della vita, bensì dotarsi degli strumenti necessari per affrontarle in modo più efficace. Scegliendo consapevolmente le nostre abitudini, riprendiamo il controllo della nostra vita e iniziamo a dirigerla con intenzione.

Forse questa è la verità più potente di tutte: la felicità non è qualcosa che troviamo, ma qualcosa che pratichiamo, un'abitudine alla volta.

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